lunedì 16 agosto 2010

Intervista finalisti San Remo Lab 2010


SanremoLab, il concorso aperto a tutti gli artisti, di età compresa tra i 16 e i 36 anni, che permette a due degli otto vincitori di partecipare al Festival più importante della musica italiana nella categoria dei “Giovani”. Proprio da questa porta è passata Arisa, la vincitrice dello scorso Sanremo giovani, e quest’anno presente nella lista dei Big. Negli otto vincitori del concorso sanremese solo due potranno salire sul palco dell’Ariston e realizzare un sogno presente fin da bambini. Tra chi ci ha provato e riprovato più volte e chi ancora non ha mentalmente realizzato cosa gli è realmente accaduto, abbiamo ascoltato tutti quanti, per capire quali sono state le sensazioni più belle, cosa hanno appreso nella scuola della città dei fiori e quale sarà la strada da percorrere nel prossimo futuro, tra difficoltà ed ambizione. Romeus e Jacopo Ratini sono i due selezionati dalla Commissione Artistica Rai per partecipare al Festival. Mentre il primo è pronto a polemizzare contro la partecipazione del Principe Emanuele Filiberto, l’altro si trova ancora spaesato, continua a lavorare sulle sue canzoni, a prescindere da tutto.


Romeus

Tu vieni dal Salento. Che tipo di connessioni trovi tra due generi così diversi come il tuo rock e la taranta, musica tipica della tua zona?
Secondo me è l’emotività a rendere questi due generi vicini. Anche la pizzica è una musica che si suona senza tecnica e con solo due accordi, ma dentro questi semplici accordi c’è tutta la passione di un mondo.
Si legge nella tua biografia che hai un rapporto emotivo con la musica. Cosa significa?
Nella maggior parte delle canzoni parlo delle mie esperienze dirette, che può essere una storia d’amore o un avvenimento che mi ha colpito particolarmente. Tutto ciò che mi accade lo trasferisco subito in musica. La gente che ascolta le mie canzoni è come se mi leggesse dentro.
Il brano che presenterai a San Remo è stato scritto insieme a Tricarico, raccontaci com’è stato lavorare con lui.
Il tutto è nato dalla necessità di rendere il testo della canzone il più diretto possibile, e in questo lui è un maestro. Con parole semplici riesce ad esprimere concetti importanti e profondi. In un solo pomeriggio abbiamo riscritto il testo. C’è stata piena armonia.
Per la tua esibizione sul palco dell’Ariston, hai già pensato a qualcosa di provocatorio?
Ancora è tutto in fase embrionale, ma sicuramente ho in mente di dire qualcosa sulla partecipazione al Festival da parte del Principe Emanuele Filiberto.

Jacopo Ratini

Prendendo spunto da una tua canzone. Secondo te ci sarebbe bisogno di una raccolta differenziata anche nel mondo della musica?
Io penso che la raccolta differenziata nella musica esista già ed è fatta in modo naturale. Tutto dipende dai gusti musicali delle persone. Personalmente io non butterei mai la musica di qualità, come i Beatles, Lucio Battisti e Rino Gaetano, mentre butterei sicuramente tutto ciò che è musica fatta appositamente ed esclusivamente per il business.
Il tuo prossimo Ep si chiama “Ora che va di moda autoprodursi”, secondo te è veramente una moda o è diventata una necessità?
Un po’ tutti e due. Io sono stato sempre abituato a ragionare da solo e quindi ad autoprodurmi. Adesso che mi si sono accessi i riflettori sanremesi e parecchie produzioni si sono fatte avanti mi trovo in difficoltà a dover ragionare come prodotto di una etichetta.
Quel è il segreto per andare avanti in un mondo così in difficoltà come quello musicale?
Quello che sto provando a fare in questo periodo è cercare di lavorare a prescindere da Facebook e da Myspace. Mi sto concentrando sulle canzoni, sulla mia proposta musicale, che sia una proposta valida, accattivante e originale.
Come ci si sente a dover cantare sul palco di San Remo dopo aver suonato tra sedie e tavolini dei locali romani?
Questo è il coronamento di un sogno. Non saprei come rispondere, perché sono ancora in una fase di confusione e spaesamento. Ancora non ho realizzato bene. Credo che realizzerò il tutto solo quando sarò li, cinque minuti prima di entrare sul palco.



Davide Fasulo

“Se fossi andato a San Remo avrei portato il mio pezzo “La categoria degli stronzi”. È il brano presentato all’Accadamia di SanremoLab. Forse avrei avuto dei problemi riguardo al titolo, perché alla Rai comunque non puoi dire parole un po’ sconce come quella contenuta nella mia canzone, anche se la parola “stronzo” ormai è entrata nel vocabolario dell’italiano come la parola casa, cane o famiglia”.

Divario

“Vivere l’esperienza di SanremoLab come band è stato come trascorrere una bella vacanza tra amici. Eravamo consapevoli che il nostro rock non fosse in linea con le aspettative sanremesi, ma comunque ce ne torniamo a casa con la soddisfazione di aver raggiunto i primi posti di questo concorso e aver ricevuto dai giurati i complimenti e l’invito di continuare sulla nostra strada, quella del puro rock”.

Erika Mineo

“Ho iniziato a cantare a 13 anni ed ho continuato a forlo i molti locali e feste di piazza. Ho partecipato ad Amici, forse nell’annata sbagliata, perché a me quel programma non ha dato molto come ha dato ad altri. Questa è la terza volta che partecipo a SanremoLab e per la seconda volta sono rientrata tra i migliori otto. Adesso come adesso non so se parteciperò alla prossima edizione, anche se il sogno di salire sul palco dell’Ariston è sempre presente. Magari proverò altre strade”.

Andrea “Giops” Giocchiani

“Data anche la mia precedente esperienza a XFactor mi sento di dire che prima bastava avere talento per avere success ora no. Era sufficiente scrivere belle canzoni, invece oggi, purtroppo, servono anche altri tipo di talento, non solo quello musicale. Ad un artista servono il talento di mettersi nella situazione giusta al momento giusto. Serve anche il talento di circondarsi di persone e addetti ai lavori che valorizzino il tuo personale talento musicale”.

Maya

“La musica è una cosa che mi far star bene. Quando canto mi sento veramente libera, non ci sono ostacoli e nessuno può impedirmi di fare quello che realmente mi piace. Per arrivare al successo credo che ci voglia prima di tutto del talento. Al secondo posto io metterei lo studio e poi tutto il resto. Però sono sicura che una persona, per riuscire nel campo della musica, deve nascere con del talento, anche se a volte non ci sono le possibilità di mostrare il proprio alle persone che contano”.

Donato Santoianni

“Il mio scopo non è la popolarità, non compongo le mie canzoni solo per raggiungere il successo. Io faccio musica solo perché ho voglia di cantare e di suonare, poi se arriverà il successo, grande o piccolo che sia, sarà indifferente. Quel che conta per me è cercare di vivere con la musica e provare ad avere la stima dei miei colleghi musicisti. Avere l’appoggio degli addetti ai lavori è fondamentale, perché senza un riscontro concreto delle tue potenzialità non sarai mai pienamente appagato, anche in presenza di un successo di pubblico”.

Riccardo Angelo Colabattista
Pubblicato su What's Up

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