
La storia del Teatro Sacro Italiano, anche se ad oggi dovremmo anticipare la dicitura con un malinconico “Ex”, è tutta nostra, italiana al 100%. La struttura, nata nel 1965, ad opera del famoso architetto Piacentini, con il passare degli anni, a causa dello scarso utilizzo, è stata pian piano abbandonata al suo destino. I sezzesi erano molto legati a questa costruzione perché gli ricordava i fasti delle vecchia Sacra Rappresentazione. Anni in cui il Venerdì Santo rappresentava una data simbolo per il paese lepino. Nel 2005, grazie all’approvazione dell’allora Sindaco Lidano Zarra (PdL), il vecchio Teatro Sacro è stato distrutto per far posto ad una moderna struttura in cemento sei volte più piccola e dall’impatto ambientale e visivo devastante.
La nuova opera avrebbe dovuto vedere la luce nel lontano giugno 2006. Evidentemente la data non è stata rispettata visto che i cantieri sono ancora aperti. Oltre a ciò, i costi dell’intera opera sono lievitati vertiginosamente. Circa cinque anni fa, quando iniziarono i lavori, l’opera venne finanziata attraverso il Docup (Fondi comunitari da utilizzare in ambito nazionale). Solamente il primo lotto è costato 1.291.142,00 euro (più di 2 miliardi delle vecchie lire), mentre il secondo circa 800,00 euro. Questi soldi, evidentemente, non sono stati sufficienti per completare il nuovo teatro, tanto che i lavori sono fermi, e quella che doveva essere la casa della cultura è diventato un ecomostro a cielo aperto.
Ma la pazzia italiana non è finita qui. Infatti, prima che iniziassero i lavori nel 2005, c’era un progetto di restauro della struttura originale, presentato dall’APT (Agenzia per il turismo) e approvato dal Comune di Sezze e dalla Regione Lazio, che prevedeva il totale recupero, tramite una vera e propria ristrutturazione, della monumentale struttura con soli 300.000 euro.
I punti interrogativi che nascono da questa vicenda sono molti e tutti ugualmente importanti. Innanzitutto, perché non prendere in considerazione il progetto proposto dall’APT che prevedeva una ristrutturazione e non l’abbattimento/costruzione di un’opera nuova? Perché si è preferito scegliere l’opzione più costosa invece di quella più economica? Perché spendere più di 2 milioni di euro per avere 2 mila posti disponibili, invece di spendere 300 mila euro per un anfiteatro di circa 12.000 posti. Perché distruggere un’opera storica per il paese per lasciar posto ad un’anonima tribuna in cemento?
Riccardo Angelo Colabattista
Il Caffè numero 187
* Foto del “Movimento Libero Iniziativa Sociale” – www.lavocelibera.it

0 commenti:
Posta un commento