sabato 19 giugno 2010

Raduno alpini, lavori senza gare d’appalto


L’Adunata Nazionale degli Alpini è ormai lontana ma gli interrogativi sui costi della manifestazione e sulla tipologia di assegnazione dei fondi sono alquanto attuali. Ad un anno di distanza sono state rese pubbliche le spese e i nomi delle ditte a cui sono stati affidati i lavori. Con i documenti in mano gli interrogativi che vengono alla mente sono molti. Quanti soldi effettivamente sono stati stanziati dal Comune? A chi sono stati dati i lavori? In che modo? Interrogativi, questi, che non sempre hanno trovato una risposta utile a soddisfare i cittadini che amano la trasparenza.

Il dato certo è il milione e mezzo di euro tirato fuori direttamente dalle casse comunali tramite o il diverso utilizzo dei mutui o dei fondi presenti nel bilancio comunale. Se la risposta al primo interrogativo non trova alcuna obiezione è negli altri due che sorgono dei dubbi. Infatti, soprattutto per quanto riguarda il Servizio della Qualità Urbana, a cui è stato stanziato più di un milione di euro, arrivato direttamente dal Governo nazionale, tutti i lavori sono stati dati tramite affidamento diretto, cioè senza indire alcuna gara d’appalto.

“Tramite le documentazioni rese note dagli assessorati interessati ai lavori durante il raduno – afferma Giorgio De Marchis, segretario comunale del Partito Democratico – emerge un quadro abbastanza chiaro. Quasi tutti i lavori sono stati assegnati direttamente, tramite appalti privati. In pratica, gli uffici comunali hanno potuto gestire direttamente i soldi provenienti dallo Stato e dalle casse Comunali in maniera arbitraria”. Ciò è stato reso possibile grazie allo “spezzatino” che l’Amministrazione Comunale ha attuato nella divisione dei fondi. Le disposizioni sul testo unico sugli appalti, infatti, prevede che, in casi di progetti con importi inferiori ai 40 mila euro, il Comune non è obbligato a fare una gara d’appalto. Seguendo questo schema l’Amministrazione ha frazionato i diversi lavori assicurandosi che ogni intervento non superasse la soglia dei 40 mila euro per poter fare l’assegnazione diretta.

“Negli atti resi noti dal Comune – afferma Giorgio De Marchis – è evidente come ad alcune ditte siano stati assegnati più lavori della stessa tipologia. Questo metodo di operare, oltre a non essere per nulla trasparente sulle assegnazioni, non ha permesso all’Amministrazione di risparmiare qualche migliaio di euro. Se avesse indetto, per esempio, una sola gara d’appalto per la sistemazione di tutto il verde pubblico comunale, la spesa sarebbe stata di certo inferiore rispetto alle numerose assegnazioni dirette a ditte interessate a piccoli interventi sulle singole rotonde o giardini”.

Uno stratagemma, questo dello “spezzatino”, che ha permesso sia di accontentare diverse ditte del posto, sia di scegliere tranquillamente a chi affidare i lavori, senza il disturbo di una gara d’appalto.


Riccardo Angelo Colabattista
Il Caffè numero 193

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