sabato 19 giugno 2010

Ci stiamo perdendo tutte le nostre piante


Dottor Iberite: “la vegetazione dei nostri fiumi più si va a valle e più diminuisce, fino a sparire completamente nelle vicinanze del mare, spesso già dopo l’Appia i fiumi e canali sono praticamente sterili”


La salute dei fiumi e dei canali non si misura solamente con approfondite analisi chimiche dell’acqua ma soprattutto dalla quantità e qualità di vegetazione presente lungo i loro corsi. È in questa direzione che il Dottor Mauro Iberite, ricercatore e docente di Botanica Sistematica presso l’Università La Sapienza di Roma, ha incentrato il suo lavoro. La ricerca è di tipo naturalistico e prende in considerazione le piante spontanee e quelle esotiche presenti sul nostro territorio. Dopo la loro identificazione si approfondisce il come la loro presenza può influenzare i nostri ambienti naturali e viceversa.

“Da quando mi sono laureato che studio l’evoluzione degli ambienti acquatici pontini, - afferma il Dottor Iberite - anche se il lavoro più metodico l’ho svolto tra il 2005 e il 2008, con due tesi su flora e vegetazione dei fiumi e dei canali”. La ricerca è partita da lontano ed aveva lo scopo di valutare quanto è cambiato l’ambiente naturale da prima delle bonifiche a dopo e, nello stesso tempo, cercare di capire in che condizioni si trovano i nostri corsi d’acqua. Sono state identificate 207 entità vegetali legate agli ambienti acquatici alcune delle quali si pensava che fossero scomparse dal nostro territorio altre rare o rarissime.


“Abbiamo comunque verificato – dichiara il Dottor Iberite – che nei canali dell’agro pontino c’è un degrado enorme. Nonostante quasi tutte le sorgenti abbiamo un flusso importante d’acqua pulita e tratti ricchi di vegetazione, la situazione va pian piano peggiorando man mano che ci si avvicina al mare, fino ad arrivare alla totale assenza di vegetazione”. Secondo gli studi portati avanti dal ricercatore di Latina la principale causa dell’inquinamento dei nostri corsi d’acqua non è da cercare solo negli scarichi delle fabbriche ma nelle aziende agricole e di allevamento di bestiame.

“È esemplificativa la situazione del Cavata, – continua il Dottore – fiume che nasce a Monticchio e sfocia nella Linea Pio, nei pressi del Foro Appio a Borgo Faiti. Quando il corso d’acqua passa vicino la Bristol e la Biosint c’è qualcosa che cambia, ma la capacità di depurazione delle acque è abbastanza alta. Partendo dagli scarichi di queste due fabbriche, per un chilometro, la situazione è alterata, ma poi il fiume ha la forza di riprendersi in qualità. Più si va a valle, però, e più le condizioni peggiorano. Il grosso problema del Cavata, e di quasi tutti i fiumi dell’agro pontino, sono i diserbanti e i concimi che contribuiscono ad impoverire inesorabilmente la vegetazione spontanea”. L’impatto dell’uomo esiste ed è tangibile ma non tutti i corsi d’acqua sono definitivamente compromessi grazie alla quantità e alla qualità delle fonti.

“Possiamo dire – conclude il Dottor Mauro Iberite – che abbiamo ancora delle condizioni ecologiche buone ma, di anno in anno, ci perdiamo qualche pezzetto. Se nei prossimi anni non si attua una politica si sensibilizzazione e di attenzione verso il nostro territorio la situazione continuerà inesorabilmente a peggiorare”.

Riccardo Angelo Colabattista
Il Caffè numero 192

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