
Nonno Morazzano, come affettuosamente ci piace chiamarlo, si chiama Bernardo ed è nato a Sezze il 29/11/1907. A 102 anni vive da solo, non ha mai preso la patente e secondo lui il segreto per vivere così a lungo è mangiare leggeri e bere mezzo bicchiere di vino ad ogni pasto. Per raccontare più di un secolo di vita non basterebbe un libro, un film o una mostra fotografica. Nardino, come lo chiamano in famiglia, ha assaporato la prima guerra mondiale, ha vissuto in prima persona quella che lui chiama, ingenuamente, “l’ultima guerra”, come se, dopo il secondo conflitto mondiale, non ci fossero state più delle sofferenze paragonabili a quelle degli anni ’40.
Lui che ha conosciuto Latina ancora prima che si chiamasse Littoria e che venisse bonificata da Mussolini. “Quando avevo circa vent’anni – racconta lucidamente Bernardo – lavoravo all’officina meccanica di Piazza del Quadrato (oggi Pizza del Popolo). Mi ricordo che scendevo il lunedì mattina da Sezze con la bicicletta, lavoravo tutta la settimana e rimanevo a dormire nel dormitorio, dove oggi c’è il Circolo Cittadino”. Ogni sua parola ha un peso specifico enorme. Trasuda storia, ricordi, usi e costumi ormai andati. “Uscivamo solo il sabato sera. – ricorda ad alta voce – Se avevamo da parte qualche lira giocavamo a carte, altrimenti passeggiavamo semplicemente per il paese. Le ragazze non le potevamo conoscere come avviene oggi. Prima, tra la sedia dove era seduta la mia fidanzata e la mia, ce ne erano altre due, con i suoi genitori che ci controllavano a vista”.
Bernardo Morazzano è una persona che, negli anni bui del nazismo, è andato in Germania per guadagnare qualche lira un più. Tornato a Littoria, “perché lì la situazione era tremenda”, viene chiamato dall’82° Fanteria e, tramite la conoscenza di un maggiore, evita di andare a combattere in prima linea in Sicilia e ricopre il ruolo di ronda cittadina nelle strade della Capitale. Ci sarebbe ancora da raccontare il suo lavoro iniziato dopo la guerra e finito nel ’72 al Vittorio Veneto, come assistente di laboratorio, si potrebbe descrivere la sua storia d’amore con Antonietta, sua moglie, o la gioia di avere cinque figli e diversi nipoti e pronipoti, ma anche quello che Nardino fa tutt’oggi, perché Bernardo non ama vivere di soli ricordi.
“Da quando è morta mia moglie ho dovuto imparare a cavarmela da solo. Non avevo mai cucinato prima, ma all’età di novant’anni ho dovuto farlo, e lo faccio tutt’ora. Adesso dedico il mio tempo agli amici. Fino a qualche anno fa andavamo a fare le gite in pullman a Sezze, Norma o Priverno. Ora, nelle giornate assolate, ci incontriamo in Piazza a discutere del nostro passato”. Nonno Morazzano è un giovanotto di 102 anni, che tiene in bella mostra in sala le sue targhe e, quando gli chiediamo di fare una foto dice educatamente: “aspetti un attimo, devo mettermi la cravatta”.
Un ragazzetto di città nato in montagna, un uomo pacato con un carisma da leone, una persona che ispira simpatia e non vuol sentir parlare di compassione. Una persona che, dopo aver vissuto un secolo di vita, ha ancora dei sogni e dei progetti da realizzare: “vorrei poter disegnare la piantina di Littoria come la ricordo io, prima della bonifica integrale”. Complimenti Nardino, e tanti auguri per i tuoi 102 anni.
Riccardo Angelo Colabattista
Pubblicato su "Il Caffè" numero 184

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