mercoledì 10 febbraio 2010

L’agricoltura pontina è in rosso


Il movimento del C.R.A. (Comitati Riuniti Agricoli) ad un anno di distanza torna a manifestare in Piazza e a regalare frutta e ortaggi alla popolazione. La motivazione è una sola: la crisi. “Noi vogliamo accendere l’attenzione sulla grave situazione economica che sta attanagliando la nostra agricoltura. – spiega Danilo Calvani, presidente del CRA - La crisi alimentare sta diventando un rischio imminente. Non riusciamo più a fare reddito e non abbiamo i fondi per piantare nuove coltivazioni”.

Se la crisi può essere vista come una motivazione piuttosto blanda, le leggi che non favoriscono, e molte volte danneggiano, i contadini sono precise. Innanzitutto c’è il costo contributivo 7 volte più alto rispetto alle direttive Europee. Infatti, se nella maggior parte d’Europa lo Stato trattiene circa il 4% dagli stipendi, in Italia questa percentuale arriva a toccare il 27%, un costo considerevole per tutte le nostre aziende.

“Noi chiediamo di abbassare questa percentuale. – continua Calvani - Non perché vogliamo essere avvantaggiati rispetto agli altri Paesi, ma perché vogliamo competere alla pari. Quando all’Italia è stato chiesto di vendere le quote delle barbabietole da zucchero, lo Stato ha provveduto immediatamente a farlo. Perché questa volta non ci si adegua tanto velocemente ad una direttiva Europea?”. Gli agricoltori alzano la voce anche contro la Equitalia Gerit, società che provvede agli incassi delle tasse, colpevole di bloccare finanziamenti utili per sostenere nuove coltivazioni.

L’Assessore Provinciale Enrico Tiero aveva ventilato la possibilità di azzerare questo debito oppure di fare una moratoria di almeno due anni. Soluzioni altamente improbabili e non strettamente dipendenti alla Gerit, che ha il solo compito di incassare i liquidi, e non quello di decidere quanti e in che modo incassarli. La crisi c’è ed è oggettiva. Le leggi ci sono, e finché ci sono vanno rispettate. La Gerit è il punto dolente di una lunga trafila di richieste contributive, e proprio per questo diviene l’oggetto della protesta; anche se, a ben vedere, quello che dovrebbe cambiare non è il modo di incassare le tasse insolute, ma la velocità e la modalità di adeguamento alle normative Europee da parte delle istituzioni.

Riccardo Angelo Colabattista
Pubblicato su "Il Caffè" numero 179

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