mercoledì 28 ottobre 2009

Ultras: “No alla tessera del tifoso”


A più di un mese dall’inizio dei campionati di calcio gli animi delle tifoserie sono già caldi. L’istituzione della tessera del tifoso potrebbe entrare in vigore già dalla prossima stagione dopo che alcune società professioniste l’hanno già adottata durante lo scorso campionato.

In questo caso non ci sono divisioni di bandiere calcistiche o di credo politico, tutti gli Ultras d’Italia sono uniti nell’alzare la voce e gridare la propria contrarietà alla proposta del Ministro dell’Interno Maroni. A questo proposito a fine giugno è stata organizzata, proprio a Latina, un incontro di tutte le tifoserie per discutere su i pro e i contro di questa iniziativa.

“È stata una manifestazione contro la tessera del tifoso, - commenta Simone, in curatore del sito dei tifosi del Latina - in cui sono stati invitati a parlare i quattro avvocati che si occupano di giustizia legata al calcio. Sono state invitate tutte le tifoserie d’Italia per discutere i punti presenti in questa nuova legge, e tutti siamo d’accordo nel combatterla”.

La tessera del tifoso oltre ad avere numerosi vantaggi di sconti nei negozi ufficiali, di accumulo punti fedeltà e un maggior numero di servizi allo stadio, presenta un articolo di legge in cui si esclude dagli impianti sportivi i soggetti sottoposti a Daspo o a condanne per reati da stadio dal 1989 ad oggi.

“A noi va benissimo avere la tessera del tifoso – prosegue Simone – quello che vorremmo cambiare è proprio l’Art. 9, quello che impedisce ad una persona che ha già scontato una pena, magari 20 anni fa, di tornare allo stadio. Noi non siamo per l’impunità, ma vogliamo che ci sia data la possibilità di tornare allo stadio. Uno non può pagare a vita per un errore fatto una volta”.

Le posizioni sembrano chiare. Lo Stato vorrebbe imporre un regolamento duro, e le tifoserie organizzate non vorrebbero che questo porti ad avere una regolamentazione eccessivamente punitiva. La battaglia tra le due parti è appena iniziata. Si spera che si concluda nel migliore dei modi, cercando di arrivare, anche in Italia, ad avere stadi a misura di famiglia.

Riccardo Angelo Colabattista
Pubblicato su "Il Caffè" numero 174

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